La fibromialgia è una sindrome complessa e ancora in parte misteriosa, caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico e associata a vari sintomi come stanchezza persistente, rigidità muscolare, disturbi del sonno, mal di testa, ansia e depressione

Negli ultimi anni, ci si è concentrati su una possibile connessione tra fibromialgia e disbiosi intestinale, evidenziando che l’alimentazione possa giocare un ruolo chiave nella gestione dei sintomi

Vediamolo più nello specifico.

Disbiosi intestinale e il legame con la fibromialgia

Il microbiota intestinale non è solo un insieme di batteri, ma è un sistema complesso che svolge funzioni importanti per:

  • il metabolismo;
  • il sistema immunitario;
  • il cervello.

Nelle persone che soffrono di fibromialgia, infatti, sono state riscontrate diverse alterazioni a causa del microbiota, tra le quali:

  • riduzione dei livelli di serotonina, melatonina e dopamina, il che provoca disturbi del sonno, maggiore sensibilità al dolore, alterazione del tono dell’umore e stanchezza cronica;
  • carenza di vitamina D, che porta poi a sintomi gastrointestinali;
  • aumento della triptamina;
  • presenza di ansia e depressione.

Tutto questo suggerisce che riequilibrare la flora intestinale possa avere effetti positivi non solo sull’intestino, ma anche sul benessere psico-fisico complessivo della persona fibromialgica.

Alimentazione per ridurre l’infiammazione e riequilibrare i batteri intestinali

Esistono alcune strategie alimentari che sembrano particolarmente efficaci nel migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da fibromialgia. Analizziamone alcune.

Dieta a esclusione di eccitotossine

Glutammato e aspartame, due eccitotossine comuni nell’alimentazione moderna, possono avere effetti neurostimolanti eccessivi, con potenziali conseguenze negative per i pazienti fibromialgici.

Infatti, una dieta che esclude alimenti come dadi da brodo, cibi in scatola, salumi, formaggi, prodotti preconfezionati ecc. ha mostrato benefici in termini di riduzione del dolore e miglioramento dei sintomi

Dieta senza glutine

Molti pazienti con fibromialgia notano un miglioramento dei sintomi eliminando il glutine dalla propria dieta.

In questi casi, si parla di sensibilità al glutine non celiaca, che può contribuire a disturbi intestinali, infiammazione e stanchezza cronica.

Dieta ricca in triptofano

Favorire il consumo di alimenti ricchi di triptofano può supportare la produzione endogena di serotonina, migliorando l’ansia, l’insonnia, il dolore e l’affaticamento.

Alimenti utili in questo senso sono: 

  • legumi;
  • latte intero, se ben tollerato;
  • pesce;
  • noci, mandorle e semi di zucca, di girasole e di sesamo;
  • frutta, in particolare la banana;
  • avena e farro;
  • cioccolato fondente, in quantità moderata.

Dieta povera di zuccheri e FODMAP

A proposito di triptofano, un eccesso di zuccheri può interferire con l’assorbimento di esso. Ma non solo. 

Molto importanti sono i FODMAP, cioè quegli zuccheri e carboidrati che non vengono assorbiti nell’intestino tenue ma vengono fermentati dai batteri intestinali, rendendo difficile la digestione. Ridurre la loro assunzione, quindi, può alleviare i sintomi gastrointestinali spesso presenti nella fibromialgia, come il dolore addominale e il gonfiore.

Il ruolo degli integratori

Oltre alla dieta, in alcuni casi può essere utile ricorrere a integratori specifici per sostenere il microbiota e correggere eventuali carenze. Questo, però, va sempre valutato con attenzione e personalizzazione, perché un’integrazione eccessiva non solo è inefficace ma può rendere più difficile monitorare i progressi del paziente, aumentare le aspettative e comportare anche spese inutili

Vediamo alcuni esempi di integratori che, se utilizzati in modo adeguato, possono rivelarsi utili.

  • Vitamina D: spesso carente nei pazienti fibromialgici, è fondamentale per la salute dell’apparato muscolo-scheletrico, ma non solo.
  • Magnesio e ferro: il primo è coinvolto in numerosi processi neuro-muscolari, il secondo è un cofattore essenziale nella sintesi di serotonina e dopamina. Una carenza di questi minerali può contribuire a stanchezza, debolezza, umore alterato e problematiche cognitive.
  • Zinco e manganese: livelli ridotti di questi sono stati associati a un aumento dello stress ossidativo, maggiore affaticabilità e sensibilità dei punti dolenti. La loro integrazione, quando indicata, può supportare i processi antiossidanti e migliorare la tolleranza allo sforzo.
  • Coenzima Q10: è soprattutto utile nei pazienti che soffrono di affaticamento muscolare e di fibromialgia. Questo perché aiuta a migliorare la funzione mitocondriale e la produzione di energia cellulare.
  • Vitamina C: un’integrazione mirata può essere particolarmente utile, dato che un utilizzo prolungato di analgesici – farmaci per alleviare il dolore e l’infiammazione tipici della fibromialgia – può aumentare l’eliminazione di vitamina C.
  • Melatonina e valeriana: nella fibromialgia, i disturbi del sonno sono frequenti ed è proprio qui che entra in gioco la melatonina, che riduce la percezione del dolore e favorisce un miglior recupero fisico e mentale.

In sintesi, gli integratori non devono essere visti come sostituti a una dieta equilibrata, ma vanno scelti con criterio e sempre sotto la guida di un professionista qualificato.

L’alimentazione, infatti, rappresenta un potente strumento di supporto, in grado di alleviare l’infiammazione, favorire l’equilibrio del microbiota e migliorare la qualità della vita delle persone fibromialgiche. 

Ciò che, però, bisogna sempre tenere in considerazione è l’importanza di un approccio personalizzato e professionale.

Se vuoi combattere la fibromialgia e iniziare il tuo percorso verso il benessere, contattami!

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